NEL TEMPIO
Antinoo
ANTINOO
Tratto da Memorie di Antinoo, di R. Mambella, 1999
Tratto da Memorie di Antinoo, di R. Mambella, 1999
"Ma chi fu storicamente Antinoo? E' difficile rispondere, perché ben poco sappiamo di
lui, almeno sino al suo incontro con l'imperatore Adriano. Nacque certamente in qualche
città della Bitinia, in Asia Minore, ma non si sa precisamente in quale anno, forse nel
110 d.C., un 27 novembre, perché in tale giorno il Collegio dei Culti di Diana e di
Antinoo a Lanuvio, vicino Roma, ne celebrava il giorno di nascita. Lo si ricava da
numerose iscrizioni lì ritrovate.
La sua morte nel 130 d.C., mentre era al seguito di Adriano, fu un incidente o un "sacrificio" accettato volontariamente o imposto? Sapeva il ragazzo che immergendosi nel Nilo, secondo un antico mito egiziano, ne sarebbe uscito divinizzato? […] Del resto perché egli [n.d.r. l'Imperatore] innalzò subito, in quello stesso viaggio, il giovane agli onori divini? Forse per ricompensarlo di un sacrificio voluto e quindi quasi per scagionarsi di una terribile colpa, soffocando così il suo rimorso? E' naturalmente solo un sospetto, ma c'è da chiedersi comunque se egli sapesse della volontà del giovane. Era probabilmente il 30 ottobre, perché Antinoe fu fondata (Chron. Alexandr. 254) proprio in quel giorno.
Il culto di Antinoo, basato su principi teologici greco-egiziani, può considerarsi l'ultima creazione culturale, e anche mitica, del paganesimo. Esso è basato sulla tradizione religiosa che considerava la morte per immersione comportante la divinizzazione, e quindi la conseguente, cioè la salita al cielo tra gli dei. Pertanto il fanciullo non dovette avere un vero sepolcro; forse il suo cadavere non fu volutamente mai ritrovato, oppure fu abilmente occultato, e il funerale verosimilmente fu per questo solo una cerimonia religiosa. […]
La vicenda di Antinoo fu l'ultimo grande mito dell'antichità, l'ultimo, forse disperato tentativo di far rinascere la classicità in un'epoca ormai avviatasi verso una visione più dolorosa e più tragica della vita."
La sua morte nel 130 d.C., mentre era al seguito di Adriano, fu un incidente o un "sacrificio" accettato volontariamente o imposto? Sapeva il ragazzo che immergendosi nel Nilo, secondo un antico mito egiziano, ne sarebbe uscito divinizzato? […] Del resto perché egli [n.d.r. l'Imperatore] innalzò subito, in quello stesso viaggio, il giovane agli onori divini? Forse per ricompensarlo di un sacrificio voluto e quindi quasi per scagionarsi di una terribile colpa, soffocando così il suo rimorso? E' naturalmente solo un sospetto, ma c'è da chiedersi comunque se egli sapesse della volontà del giovane. Era probabilmente il 30 ottobre, perché Antinoe fu fondata (Chron. Alexandr. 254) proprio in quel giorno.
Il culto di Antinoo, basato su principi teologici greco-egiziani, può considerarsi l'ultima creazione culturale, e anche mitica, del paganesimo. Esso è basato sulla tradizione religiosa che considerava la morte per immersione comportante la divinizzazione, e quindi la conseguente, cioè la salita al cielo tra gli dei. Pertanto il fanciullo non dovette avere un vero sepolcro; forse il suo cadavere non fu volutamente mai ritrovato, oppure fu abilmente occultato, e il funerale verosimilmente fu per questo solo una cerimonia religiosa. […]
La vicenda di Antinoo fu l'ultimo grande mito dell'antichità, l'ultimo, forse disperato tentativo di far rinascere la classicità in un'epoca ormai avviatasi verso una visione più dolorosa e più tragica della vita."
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