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Centro Documentazione Marguerite Yourcenar
ELOGIO AL NERO
Marguerite Yourcenar, L'Opera al Nero,
la sua alchimia attraverso le arti

"Che cos'è l'errore, e il suo succedaneo, la menzogna, se non una sorta di Caput Mortuum... una materia... inerte senza la quale la verità troppo sfuggente non si potrebbe tritare negli umani mortai;...
Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle nel nome più umile di esattezza"

Zenone
in: l'Opera al Nero di M. Yourcenar


INTRODUZIONE

In occasione dell'anno Internazionale della Fisica, la Camera di Commercio di Roma, prendendo spunto dall'"Opera al nero" (ambientata a Bruges nel tardo Medio Evo), uno dei capolavori della scrittrice Marguerite Yourcenar, della quale è conservato nelle nostre sedi un vasto archivio librario e documentario, realizza questo tomo ispirato all'alchimia ed ai misteri che da secoli affascinano l'umanità.
Il volume è ricco di inediti, tra l'altro l'intervista al regista Andrè Delvaux, autore del film omonimo con l'attore Gian Maria Volontè, ed i taccuini d'appunti dell'autrice che ne confermano la preziosità.
Con questa iniziativa, si rinnova l'impegno che la nostra istituzione, attraverso ricerche e studi, apporta al sapere dell'uomo.

FABRIZIO AUTIERI
Segretario Generale
Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Roma


PREFAZIONE
I Taccuini di appunti de L'Opera al nero
di Yvon Bernier

Ho ricavato questi "Taccuini" dagli Appunti di composizione de L'Opera al nero che Marguerite Yourcenar mi aveva affidato nel corso dell'estate 1984 affinchè ne presentassi una analisi descrittiva al primo colloquio di Tours dedicato alla sua opera e tenutosi a maggio dell'anno seguente. Come altre persone che ebbero l'opportunità di sfogliare questo manoscritto in occasione di una visita a "Petite Plaisance", avevo notato che sul retro delle sue pagine generalmente dattilografate - ne conta circa duecento - si trovavano degli appunti manoscritti a partire dai quali si poteva pensare di stendere dei "Taccuini" analoghi a quelli delle Memorie di Adriano e di Elettra o la Caduta delle maschere. La scrittrice ne era, certo, consapevole ma, quando le chiesi perché non si adoperava a prepararli in vista di una pubblicazione, mi rispose che non aveva semplicemente tempo da dedicare a questo lavoro. Fu allora che le offrii di farmi carico di codesto compito come lo avevo appena fatto per I Doni di Alcippe, che furono pubblicati quell'autunno, ma la cui pubblicazione aveva tardato per lo stesso motivo.
Qualche mese più tardi, in ottobre, le sottoponevo un primo testo di quarantacinque pagine. Esso raggruppava non solo gli appunti manoscritti ma anche altri passi tratti dagli Appunti dattilografati che, nello spirito, potevano esser loro assimilati. L'iniziativa richiedava una certa audacia da parte mia e mi aspettavo che Marguerite Yourcenar la disapprovasse. Non andò così. Di fatto, inizialmente non operò nessun taglio, limitandosi a modificare la prima frase del testo e una decina di altre frasi qua e là, a sostituire una ventina di parole e a rinviare alla fine cinque pagine che non riteneva fossero al posto giusto all'inizio del testo. Nel maggio 1985, nel corso di un'altra seduta di lavoro sulla seconda versione, decise, questa volta, di eliminare otto pagine che trovava troppo didattiche nel tono. In occasione di quella seconda revisione, venne soppresso un lungo parallelo tra Memorie di Adriano e L'Opera al nero. Per il resto, non apportò alcun cambiamento al testo che, una volta eliminate quelle pagine , iniziava a prendere una forma definitiva. Come spiegare, allora, che la pubblicazione dei "Taccuini" sia stata a tal punto differita? Bisogna, innanzitutto, ricordarsi che la fine dell'anno 1985, ed anche una parte dell'anno seguente, si rivelò particolarmente difficile per Marguerite Yourcenar per gravi problemi di salute. Fu soltanto nel maggio 1987, mentre studiavamo la possibilità di rifare la "Cronologia" della Pléiade, che le riparlai dei "Taccuini". Mi rispose che, avendoli lei riletti, riteneva che fosse assolutamente necessario "ammorbidirne" alcuni passaggi prima di darli alla stampa. Purtroppo, non avrebbe avuto il tempo di apportare al testo quelle ultime correzioni. Come per il dossier de L'Opera al nero, i cui brani furono assembrati dopo la fine del romanzo, la maggior parte degli appunti che compongono questi "Taccuini" sono stati redatti tra il 1965 ed il 1968, cioè nel periodo in cui la scrittrice aspettava la definizione della controversia tra Plon e Gallimard. Ma ve ne sono di posteriori, a volte datati, come potremo costatare. Comunque, leggendo queste pagine, è essenziale tenere sempre presente che Marguerite Yourcenar aveva intenzione di modificarle in più punti perché non le trovava ancora di sua intera soddisfazione. Ciononostante, bisogna ora accettare i "Taccuini" di appunti de L'Opera al nero" così come sono.

Più vado avanti negli anni, più questa follia che consiste nel rifare libri antichi mi appare una grande saggezza. Ogni scrittore porta in sé solo un certo numero di esseri. Piuttosto che rappresentare questi esseri con le sembianze di personaggi nuovi, che sarebbero solo personaggi già conosciuti chiamati con nomi diversi, ho preferito approfondire, sviluppare, nutrire questi esseri con i quali ero già abituata a vivere, imparare a conoscerli di più via via che conosco meglio la vita, perfezionare un mondo già mio. " Non ho mai capito che ci si sazi di un essere", faccio dire ad Adriano parlando dei suoi amori. Non ho neanche mai creduto che mi possa saziare di un personaggio che avessi creato. Non smetto di guardarli vivere. Essi mi riserveranno delle sorprese fino alla fine dei miei giorni.

Marguerite Yourcenar
da i Taccuini di Appunti de L'Opera al nero (inediti)

L'ALCHIMIA COME METAFORA
Di Carlo Savini

Forse, dopo il suo capolavoro "Memorie di Adriano", l'opera più importante di Marguerite Yourcenar è "L'Opera al Nero" per la ricchezza di personaggi che contornano Zenon il vero protagonista, di eventi, di situazioni, di ideologie e di eresie vere e presunte, di ambientazioni geografiche in vari luoghi d'Europa, di ideali o pregiudizi in un tempo di rinnovamento umanistico rinascimentale ancora carico di retaggi medioevali.
L'elemento focale del romanzo è senz'altro la figura di Zenon, dalla sua nascita nel 1510 alla sua giovinezza, dalla sua maturazione religiosa variegata fra aspirazioni e dubbi alla sua vita turbolenta, ai suoi viaggi, dai suoi studi teologici e medici ai suoi contatti con il mondo dell'alchimia, dalle sue esperienze carcerarie alla sua malattia e morte. Tutto questo in un continuo intersecarsi con altre figure piene di variegate esperienze, ciascuna delle quali appare come una serie di romanzi nel romanzo.
Come sempre, pur nella fantasia inventiva ed in parte reale dei personaggi stessi, Marguerite Yourcenar dimostra una acuta indagine storica ed interpretativa del tempo che fa da sfondo alla narrazione. Ma ciò che appare di particolare importanza è il richiamo all'alchimia che pervade il romanzo stesso; una alchimia che in quel periodo ha molte connotazioni ed equivoci, intesa come scienza e utopia, ricerca della verità e conquista del potere sulle cose, aspirazione al dominio della materia e della vita. In questo c'è tanta attualità nella ricerca scientifica, chimica, medica e genetica di oggi. Tuttavia, ai tempi di Zenon veniva interpretata, in molti casi, anche come negromanzia e soprattutto eresia, l'eresia del "peccato originale" biblico, ossia la superbia senza limiti della conoscenza e delle sue applicazioni in bene e in male.
È l'alchimia della materia e della vita, passata e moderna, dietro la quale si cela il bisogno istintivo dell'essere umano di conoscere l'essenza delle cose, il dominio di essere anche per capire la natura umana stessa, il senso dell'esi-stenza, le leggi che regolano il cosmo. Peccato originale ed attuale quando ci si pone al posto del Creatore e si usa la conoscenza acquisita senza limiti etici. Un bisogno umano che influisce profondamente nella psicologia individuale e collettiva, nelle scelte e nei comportamenti, sul discernimento dell'essere intelligente fra bene e male.
La scrittrice sembra, ne "L'Opera al Nero", usare i riferimenti all'alchimia e alla personalità di Zenon come metafora che unisce passato e presente, sembra, nella sostanza conclusiva del testo, aver letto ciò che ha scritto il grande filosofo, matematico e scienziato francese Blaise Pascal: "gli uomini alla fine si trovano sconfitti da qualcosa più grande di loro".
Presidente del Centro Internazionale Antinoo per l'Arte Il Centro di Documentazione "Marguerite Yourcenar" ed il Centro Internazionale Antinoo per l'Arte, non sono soltanto promotori di raccolta documentativa e di manifestazioni artistiche e culturali - che accompagneranno anche questo nostro volume - ma anche fautori di ricerca, approfondimento conoscitivo ed interpretativo della vasta produzione letteraria, saggistica, drammaturgica ed in ultima analisi anche psicologica e filosofica della Yourcenar. In tale contesto prende forma e motivazione il presente libro arricchito, oltre che da preziose immagini, dai testi di Yvon Bernier, Giovanna Bonasegale, Franca Calzavacca, Claudio Crescentini, Dominique Gaboret-Guiselin, Giuliana Gardelli, Lina Lo Giudice Sergi e Raffaele Mambella, che ringraziamo per il loro competente e specialistico contributo non secondarizzando per altro il ruolo di sostegno offertoci anche in questa occasione dalla Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Roma.
Marguerite Yourcenar non finisce mai di stupire quando non soltanto si leggono i suoi testi, ma ancor più quando si analizzano nei risvolti dei personaggi, dei tempi storici così puntualmente descritti, nelle metafore che la scrittrice usa; in questo caso l'Alchimia. Se siamo riusciti a contribuire in questa ottica di lettura de "L'Opera al Nero", avremo compiuto l'intento che da sempre ci proponiamo.

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